Il fotogiornalista, attività e formazione – parte I
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Oggi non basta conoscere le tecniche di comunicazione, la storia della fotografia e dell’arte. È indispensabile l’uso delle tecnologie digitali e una formazione a confronto con riconosciuti esperti del settore
È sempre il sogno di moltissimi giovani: andare nelle zone di guerra a cogliere con i propri scatti i momenti più significativi dello scontro e delle problematiche connesse. Oppure fare dei reportage di viaggi, realizzare ritratti di personaggi famosi, immortalare importanti eventi sportivi, catturare momenti significativi della vita quotidiana... Fare, in pratica, il fotogiornalista. Una professione che ancora oggi continua a godere di un grande fascino. Ma chi è oggi il fotogiornalista e che cosa fa esattamente? Che tipo di formazione e di sensibilità deve avere per poter lavorare con competenza ed efficacia? Quali le specializzazioni e dove e con chi può operare questo professionista? Abbiamo posto queste domande a un esperto del settore: Dario Coletti, responsabile settore fotogiornalismo dell’Istituto superiore di fotografia e comunicazione integrata di Roma.
Che cosa fa il fotogiornalista?
“Il fotogiornalista svolge un lavoro analogo a quello di un giornalista usando, al posto della scrittura, immagini. La differenza è la velocità della lettura del “testo”: mentre per capire una situazione attraverso uno scritto il lettore deve entrare in una descrizione che fa scoprire un fatto parola dopo parola, frase dopo frase, nel caso della fotografia la descrizione è evidente al primo sguardo, tutte le parole e le frasi sono lì, sono presenti contemporaneamente dentro una forma geometrica rettangolare. Il fotografo di reportage è il testimone, è colui che si prende l’onere di mettersi in viaggio, arrivare in posti devastati da conflitti di ogni genere e si prende la responsabilità di raccontare attraverso le immagini quello che sta accadendo, con lo scopo che sia da monito a tutti, che non si dimentichi, con l’obiettivo di migliorare, attraverso l’informazione, la qualità della vita di ognuno. In definitiva il lavoro del fotografo consiste nel documentarsi su un determinato fatto di possibile interesse pubblico, progettare un percorso di lavoro, eseguire il suo reportage e confezionarlo in modo tale che sia completo e di facile comprensione anche per chi non conosce ancora l’evento documentato.
Che tipo di formazione è necessaria per svolgere questa attività?
Negli ultimi anni è molto cambiato il percorso didattico necessario a costruire una figura professionale competente e, accanto a una formazione di tipo tradizionale, si rende necessaria un’ulteriore formazione tecnica. Gli approfondimenti della “grammatica della composizione”, delle tecniche di comunicazione e di marketing, della storia della fotografia e dell’arte non sono più sufficienti. Oggi risulta indispensabile l’uso e la comprensione delle tecnologie digitali nel settore della ripresa e trasformazione dei files, nel settore della progettazione e ricerca e nel settore della comunicazione del lavoro svolto. Bisogna aggiornare le proprie conoscenze anche rispetto a tutto ciò che transita all’interno di un ragionamento meramente giuridico come il copyright nel tempo di internet e il diritto alla privacy nell'epoca di diffusione massima del mezzo fotografico. Per quanto riguarda il settore tecnico le nuove macchine digitali rispondono alle stesse logiche delle loro antenate ma la natura diversa della “matrice”, (il negativo che diventa file) cambia il modo di approccio al pensiero su di essa, alla sua lavorazione tecnica immettendo, nella fase di scatto e di postproduzione, l’uso di computer, sofisticati software e accessori ipertecnologici che impongono un aggiornamento quasi quotidiano.
La stessa rincorsa della tecnologia a superare i limiti dei prodotti messi in commercio mette in condizione il fotografo di dover capire velocemente le potenzialità di questi macchinari in continua evoluzione per decidere cosa è meglio per fare cosa. Nelle principali città italiane vi sono alcune scuole private di diverso prestigio che hanno dei progetti formativi riguardanti il fotogiornalismo.
Nelle Università dove è presente la facolta di scienze della comunicazione o di giornalismo, per quel che ne so, si tratta il problema da un punto di vista teorico escludendo generalmente un approccio di tipo tecnico. Workshop di qualche giorno (da uno a sette giorni) tenuti da fotografi di fama internazionale fioriscono, invece, soprattutto in periodi estivi.
Credo che la caratteristica fondamentale di una scuola di fotogiornalismo di qualità sia la molteplicità degli interventi, all’interno di un percorso didattico strutturato in modo tale che teoria e pratica si intreccino, un percorso che riesca a mantenere contemporaneamente caratteristica di continuità e di estemporaneità e che abbia una durata che superi almeno i tre mesi.
Avere un corso con più interventi (redattori fotografici, fotografi, responsabili di agenzie, direttori o redattori di giornali, critici, operatori internet ecc.) rispetta punti di vista diversi e diverse professionalità che collaborano assieme nel progetto editoriale e permette di dare voce al maggior numero di personalità possibili (fotografi riconosciuti dalla comunità fotografica internazionale).
Diana del Vallo

