PR/Marketing - Articoli e Offerte di lavoro

PR&Marketing - Contenuti / Professioni

Il fotogiornalista, attività e formazione – parte II

Page 1 of 1

Fondamentali l’onestà intellettuale e il senso di responsabilità per chi opera in questo settore. Da segnalare oggi l’apertura del mercato dell’arte agli autori fotogiornalisti e l’utilizzo da parte di enti locali di fotografi documentatori professionisti


Continua l’intervista a Dario Coletti, responsabile settore fotogiornalismo dell’Istituto superiore di fotografia e comunicazione integrata di Roma

Quali specifiche attitudini bisogna possedere per fare il fotogiornalista?

Le attitudini che deve curare un fotoreporter sono molteplici: piacere e gusto nell’approfondimento di tematiche politiche e sociali, sensibilità umana, velocità nelle decisioni, senso della narrazione e amore per il racconto, curiosità intesa in senso generale e riferita ai processi sociali, senso della storia, una buona conoscenza della geografia fisica e politica, gusto per la composizione e amore per l’arte, buona capacità nel relazionarsi a situazioni e a persone, capacità progettuale, spirito libero e senso di giustizia. Ma tra le attitudini fondamentali per chi lavora in questo settore troviamo il senso di responsabilità, l’onestà intellettuale e un forte senso deontologico.

Spesso in situazioni estreme, ma non solo, si vengono a verificare circostanze in cui un comportamento personale superficiale o non etico può generare conseguenze gravi per se stessi o per altri, fino a mettere a repentaglio vite umane. Inoltre, si deve spesso decidere quali immagini inviare al giornale o, in altre parole, quali tra quelle scattate, risultano essere inutili o addirittura lesive della dignità. Una foto d'impatto, ove siano rappresentate morti o mutilazioni orrende, a seconda del tipo di inquadratura potrebbe rappresentare un grido di denuncia o un attentato alla dignità della persona ritratta; in casi come questo, o anche nel caso di fotografie che ritraggono bambini, la responsabilità di decidere che cosa è giusto fare ricade sul fotogiornalista. Bisogna imparare a denunciare difendendo il diritto alla dignità degli uomini. Vi pare poco come responsabilità?

Se è vero quello che si dice sulla fotografia, cioè che un'immagine comunica più di mille parole, si capisce il livello di responsabilità che si ha nel momento in cui si decide di operare in questo campo. La responsabilità aumenta ulteriormente quando una foto diventa icona cioè semplifica, rappresenta da sola, simboleggia un momento storico o un determinato evento. Il fotogiornalista firmando una foto si prende la responsabilità morale di garantire che quello che ha messo su carta (ora su file) è la “verità”. E la difficoltà sta proprio nell’ambiguità del termine (che cosa è la verità) e del mezzo che usa (la fotocamera).

La verità di chi? Dei vinti o dei vincitori? Degli eserciti o delle popolazioni inermi? Della ragione di stato o delle istanze minime? Per arrivare a raccontare la “verità”, il fotografo deve mettere in relazione il suo livello di conoscenza dei fatti con la natura fisica dell’evento che analizza, passando attraverso il suo background culturale, la sua sensibilità e la sua capacità di percezione del “nascosto”.



Quali sono le specializzazioni in campo fotogiornalistico?

Sono moltissime. Tutto ciò che riguarda l’informazione è materia di indagine fotografica, e ogni tipo di notizia e di informazione rimanda a una specializzazione fotografica come, ad esempio, il fotografo di attualità che si occupa di tutto quello che succede in una società. Un altro esempio riguarda il fotografo sportivo che avrebbe titolo in linea generale per seguire più o meno tutti gli sport, ma è chiaro che per motivi di organizzazione e gestione del lavoro si vengono a sviluppare delle specializzazioni nella specializzazione: ci sono professionisti dell’immagine che si interessano solo di gran premi di formula uno e moto, o chi segue solo il calcio ecc. Questo discorso vale anche nel business culturale dove la dicitura di fotografo di spettacolo viene spesso accompagnata da qualifiche più specifiche come televisione, cinema, letteratura ecc.; la foto politica, a sua volta, si può dividere in parlamento, manifestazioni politiche e sindacali ecc. e via dicendo. Se vogliamo fare una distinzione significativa possiamo farla tra la figura del fotografo di attualità e il fotogiornalista con taglio autoriale che, con uno sguardo personale, sceglie un proprio percorso offrendo una lettura personale della realtà.

Quali opportunità occupazionali si offrono per questo professionista? In quali ambiti?

Negli ultimi anni il mercato è andato molto cambiando e in questo momento alcune trasformazioni non sono ancora avvenute completamente. I maggiori cambiamenti negli ultimi decenni sono rappresentati dallo sviluppo del mezzo televisivo e del relativo telegiornale e, per venire ai nostri giorni, l’entrata in gioco della comunicazione sul web. Quest'ultima fase di “internettizzazione” della notizia illustrata non è ancora compiuta e non è chiaro se si compirà fino in fondo diventando cioè, ua valida alternativa commerciale ai giornali illustrati. Di contro, settimanali e mensili illustrati si sono molto ridotti negli ultimi anni in quantità e qualità restringendo fortemente il mercato del lavoro. Notizie positive riguardano, invece, l’apertura del mercato dell’arte agli autori fotogiornalisti e l’utilizzo da parte di enti locali di fotografi documentatori professionisti con lo scopo di documentare il territorio e le sue particolarità, anche legate alle tradizioni, alla società, al lavoro. Mi sembra che si stia sviluppando sempre di più la figura di un professionista autonomo e organizzato in grado di mettere a disposizione la sua competenza in collaborazione con altre figure professionali (art director, tipografi, progettisti ecc.).

Diana del Vallo


Torna in alto.